
La conferenza sociosanitaria si esprimerà tra qualche settimana ma i giochi sembrano fatti. Due le opzioni che riguardano l’Unità spinale di medicina ribilitativa di Villanova, eccellenza del Piacentino: un forte intervento di potenziamento che la metterebbe al pari dei nuovi standard regionali oppure il trasferimento a Fiorenzuola dove l’Ausl sta realizzando il nuovo ospedale. Quest’ultima è la soluzione più probabile – lo ha dichiarato il direttore generale dell’Ausl di Piacenza Luca Baldino, “perché offrirebbe maggiori garanzie dal punto di vista sanitario”.
Baldino risponde così alle manifestazioni di protesta portate avanti dal comitato popolare, guidato da Valter Bulla, che si è costituito proprio per impedire il trasferimento del centro spinale di Villanova nel nuovo ospedale di Fiorenzuola.
“Siamo di fronte a un atteggiamento molto fastidioso, sia da parte dell’Ausl che da parte di alcuni sindaci – osserva Bruno Galvani, che parla nella triplice veste di presidente della Fondazione Anmil, di ex degente di Villanova, di componente il Comitato –. E’ venuto allo scoperto – prosegue – come la decisione di trasferimento sia stata presa ancora prima che si esprimesse la conferenza sociosanitaria. E’ un modo di far politica di vecchio stampo – rincara Galvani – che dimostra come i cittadini non contino niente, così come gli eletti (vedi alcuni consiglieri comunali di Fiorenzuola che si sono espressi contro il trasferimento). E poi si ha il coraggio di parlare di trasparenza e di partecipazione…”.
Per mantenere l’unità spinale a Villanova sono necessari forti investimenti…
“Sì, ne siamo consapevoli: nell’ordine di 7-8 milioni di euro – conferma Galvani – Ma all’ospedale di Villanova c’è un parco che non è replicabile altrove. E non mi si dica che a Fiorenzuola si può utilizzare il Parco Lucca: dista alcune centinaia di metri dall’ospedale, come può un paraplegico ricoverato essere condotto lì? Con quale autorizzazione poi? A Villanova, inoltre, c’è una palestra interna alla struttura che permette agli ex degenti di incontrare i nuovi pazienti e mostrare loro l’attività sportiva. Il Palazzetto dello sport di Fiorenzuola non è certo interno all’ospedale. E sappiamo bene quanto sia importante lo sport nel percorso di riabilitazione”.
Altri motivi di contrarietà?

“La gente deve sapere – spiega Galvani – che l’operazione di portare a Fiorenzuola l’unità spinale e il centro di riabilitazione nasconde un vero e proprio taglio alla sanità. Tutto il bacino della Val D’Arda si ritroverà con un ospedale con posti letto ridotti, solo 20 per la medicina e il resto dedicato alla riabilitazione, oltre che con una struttura di meno. I pazienti si rivolgeranno altrove, a Cremona per esempio. Non si tratta quindi solo di spostare un centro, quello di Villanova, con la scusa che non risponde alle nuove linee guida (e solo perché negli ultimi dieci anni non vi sono stati fatti investimenti): si tratta di tagli alla sanità!
E ci viene un dubbio: sarà poi vero che la sanità nazionale è in crisi? Dal 2009-10 si sono persi 50mila posti nel comparto sanità in tutte le sue figure, dai medici agli infermieri ai tecnici; la spesa pro capite della sanità italiana è pari a 2300 dollari, penultimo posto in Europa, dietro di noi solo la Spagna. Significa che i tagli ci sono già stati. Ma se continuiamo a tagliare non ci saranno più risposte per le persone che stanno male”.
“La regione Emilia Romagna – conclude Galvani – è perfettamente in grado di mantenere due unità spinali (quella di Villanova e quella di Montecatone, Imola ndr); la Lombardia ne ha tre o quattro. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare Villanova, che ha requisiti ottimali sotto tutti i punti di vista, compreso il fondamentale recupero psicologico delle persone. Una situazione del genere a Fiorenzuola non si può replicare, neanche grazie alle nuove strutture”.
Bruno Galvani si è reso disponibile ad incontrare i consigli comunali dei comuni che presiedono la Conferenza socio sanitaria per illustrare le ragioni del Comitato.




