Affluenza record (72,88 % degli aventi diritto) e vittoria del no con il 57,4 %, la percentuale più alta di tutta la Regione Emilia Romagna, dove ha prevalso di misura il Sì. Il voto al referendum costituzionale di domenica scorsa conferma Piacenza come provincia anomala nel contesto regionale. L’unico comune del piacentino dove ha vinto il Sì è stato Cerignale con 61,54 %. E’ verosimile che la messe di No al quesito referendario costituisca la somma di una fetta di elettorato “di sinistra”, di larghe schiere di simpatizzanti M5S e di un numero assai cospicuo di elettori di destra, rintracciabili un po’ in tutte le aree e i partiti di quella galassia, da Forza Italia alla Lega a Fratelli d’Italia. Questo significa che Matteo Renzi – pur accusato di deriva destrorsa da molti suoi ex compagni di viaggio – non è riuscito nell’intento di pescare in modo generoso nel serbatoio elettorale “degli altri”, segnatamente in quello di Forza Italia. L’operazione, evidentemente, non gli è riuscita in generale. Nel caso di Piacenza, poi, non parliamone nemmeno: per mietere voti a destra, Renzi o chi per lui, dovrebbe completare una mutazione genetica in grado di conciliare il turbo-liberismo (magari con un Jobs Act al quadrato) con il rifiuto di quel liberalismo che si nutre di promozione ed estensione dei diritti (magari con la revoca delle unioni civili). A Piacenza, insomma, per pescare a destra Renzi dovrebbe proprio diventare di destra-destra.




