Il rischio sismico nei comuni del Piacentino
La terra può tremare anche in pianura

0
La mappa del rischio sismico in provincia di Piacenza
La mappa del rischio sismico in provincia di Piacenza

Anche a Piacenza la terra può tremare, benchè sia un evento considerato raro. Ci sono trenta comuni in provincia a potenziale rischio sismico, classificati in zona 3, cioè in aree dove possono verificarsi forti terremoti ma in cui la probabilità che ciò accada è bassa. Ciò nonostate, gli effetti, sulla carta sarebbero gravi a causa di abitazioni non adeguate. Secondo i dati della Protezione Civile, l’Emilia Romagna è interessata da una “sismicità media” che caratterizza soprattutto la Romagna dove, storicamente, sono avvenuti i terremoti più forti. L’Italia è infatti suddivisa in quattro tipologie di zone sismiche, sulla base della frequenza ed intensità dei terremoti occorsi: la zona maggiormente a rischio è classificata 1, quella a più basso pericolo 4. Dei 341 comuni dell’Emilia Romagna, 105 risultano classificati in zona 2, 214 in zona 3, mentre i rimanenti si trovano in zona 4. In particolare, dei 48 comuni della provincia di Piacenza, 30 fanno parte della zona 3 e 18 della zona 4 (tra questi ultimi, anche il comune di Piacenza). Secondo la Protezione Civile, inoltre, la sismicità del territorio della nostra provincia risulta caratterizzata da elevata frequenza di accadimento, con magnitudo al massimo di 6.0, inferiore a quelle di altre aree del territorio italiano, quale la parte meridionale dell’Appennino, che a volte raggiunge e supera valori di magnitudo 7.0. La montagna, l’Appennino in questo caso, non è però l’unica zona da monitorare. Tra i 30 paesi della provincia inseriti in zona 3 vi sono i centri dell’Appennino ma anche alcuni paesi di pianura come Pontenure, Podenzano, San Giorgio, Villanova. Non è questione di pianura o di montagna – sostengono gli esperti – ma di conformazione del sottosuolo. In zona 4 (a minor rischio simico), infatti, vi è un sottosuolo meno deformato rispetto a quello che si trova nelle aree classificate a rischio 3 (in cui possono verificarsi forti terremoti ma rari) che possono essere localizzate anche in pianura.
A rischio sismico, tra questi, il comune Pontedellolio, in cui – come riporta il piano comunale della Protezione civile – “Le caratteristiche geologico geomorfologiche proprie del territorio sono tali da determinare l’insorgenza di effetti sismici locali, legati prevalentemente a fenomeni di amplificazione litologica, a causa di processi di riflessione multipla e di interferenza delle onde sismiche entro il deposito stesso, con conseguente notevole amplificazione rispetto al moto di riferimento (pericolosità sismica di base) e a fenomeni di instabilità di versante. Il rischio risulta essere
elevato dove si ha un’elevata densità di edifici, nel capoluogo, Ponte Dell’Olio, e nei centri abitati: Biana, Torrano, Folignano, Zaffignano, Sarmata, Castione, Caminata, Monte Santo e Cassano”. A Bobbio insiste il problema di scuole non a norma costruite negli anni ’50 e ’60 così come il problema delle case vecchie esiste a Castellarquato, Vernasca e Morfasso e Lugagnano. Bettola, Farini e Ferriere sono svantaggiati perchè potrebbero presentare problemi di comunicazione là dove, soprattutto nelle aree marginali, il segnale telefonico è inadeguato. Marsaglia e Cerignale sono già stati colpiti in passato da sciami sismici a causa della cosidetta Faglia di Cerignale, che parte da una profondità di 8 chilometri e sale fino a circa 2000 metri sottoterra. In generale, il problema resta l’adeguamento delle costruzioni vetuste ma qualcosa è stato fatto: a Bobbio, ad esempio, dove un’ala della scuola media è stata spostata nel monastero di San Colombano in un’area più sicura dal punto di vista del rischio sismico.
Per placare l’ansia da terremoto, però, conviene rintracciare le informazioni sul passato ‘sismico’ di Piacenza: “I dati storici disponibili rivelano come il piacentino sia a basso rischio – ci spiegò l’Ing. Giovanni Manieri, ex dirigente del settore sismico della Regione Emilia Romagna e membro del comitato tecnico scientifico in materia sismica della Regione Emilia-Romagna, all’indomani del terremoto che colpì l’Emila nel 2012 –  Dando uno sguardo ai terremoti che ci hanno interessato, è possibile verificare che quello geograficamente più lontano di maggiore impatto sulla città è del 1117, con epicentro a Verona. Se si ripetesse un terremoto di tale entità (magnitudo 8 al sito, cioè a Piacenza), ovviamente ci sarebbero danni significativi, ma da un punto di vista probabilistico è difficile che si verifichi una situazione tale”.

La mappa del rischio sismico in provincia di Piacenza

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.