Piacenza e la Provincia sotto tiro:
quanti vogliono davvero salvarla?

0

Se l’interesse dei piacentini a salvare la Provincia si dovesse giudicare solo dalle presenze di comuni cittadini all’incontro dei sindaci del territorio convocato in via Garibaldi dal presidente Massimo Trespidi, l’epitaffio sarebbe già scritto. 46 primi cittadini su 48 hanno firmato, è vero, l’appello (mancano solo quelli di Cerignale e Travo) a mantenere in vita l’amministrazione provinciale piacentina, ma mercoledì 18 luglio tra il pubblico c’erano soprattutto amministratori e ‘addetti ai lavori’, mentre – forse complici anche l’orario serale e la stagione estiva, o forse la scarsa convizione nelle reali possibilità di successo della ‘rianimazione’ dell’ente – i semplici elettori non erano poi moltissimi.
Peccato, perchè comunque la si pensi – e ci sono ottime motivazioni tra i pro ed i contro – ci sono comunque  questioni delicate di cui – come mai? – poco si parla, ma che ad oggi restano tutte da chiarire. Ad esempio, quanto costerebbero i dipendenti spostati altrove, di meno o – a quanto pare – di più? Chi o cosa si occuperebbe di ciò (ad esempio strade, politiche del lavoro, turismo, edifici scolastici, etc…) di cui si occupa oggi la Provincia? Chi svolgerebbe le funzioni di coordinamento e di indirizzo? …E via enumerando.
Notoriamente favorevole al taglio delle Province in nome del risparmio e dei tagli alla spesa pubblica, nel corso degli anni fattasi sempre più faraonica a spese dell’equilibrio dei conti dello Stato, è invece l’Idv che all’esterno della Provincia ha organizzato una manifestazione di protesta per ribadire energicamente il proprio punto di vista.
Trespidi, ricordando che quella piacentina – conti alla mano – è tra le amministrazioni più virtuose d’Italia e chiedendosi perchè debba essere soppressa mentre altre (al contrario, pesantemente ‘in rosso) sono destinate a salvarsi, ha ribattuto ad alcune accuse di interesse personale sintetizzando “Non difendiamo poltrone, ma la nostra identità”.
Probabile – alcuni dei piacentini in Parlamento lo lasciano chiaramente capire – che il destino dell’ente sia segnato, ma da più parti resta la speranza di capovolgere un destino che sembra segnato: in questa direzione vanno anche gli emendamenti presentati al decreto Spending Review e presentati ufficialmente la mattina dopo.
Questo il documento integrale firmato in Provincia:

Appello del Presidente della Provincia e dei Sindaci

Premesso che 
come recita la Costituzione anche recentemente modificata, la nostra Repubblica è costituita, oltre che dallo Stato, da Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni che sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni. E’ sulla base di questo fatto oggettivo che in qualità di amministratori del territorio crediamo convintamente che la priorità sia oggi quella di salvaguardare l’integrità dell’Amministrazione Provinciale e la possibilità che la stessa continui ad esistere. Se la direzione scelta oggi del Governo è quella di ridurre il numero delle Province, in un’ottica di certo condivisibile di razionalizzazione complessiva del nostro sistema istituzionale, riteniamo che i criteri in base ai quali operare tale decisione non possano essere quelli individuati dai funzionari ministeriali. Dovendo andare incontro ad una ulteriore e legittima esigenza di contenimento della spesa di funzionamento dell’apparato pubblico, ci chiediamo come sia possibile utilizzare criteri astratti e non legittimati da alcuno studio scientifico che ne riconosca l’effettiva efficacia, quali il numero degli abitanti e la dimensione territoriale.
Crediamo piuttosto che i parametri da rispettare debbano essere due.
Da un lato il riconoscimento del merito amministrativo: premiare chi ha rispettato il patto di stabilità, chi ha un basso livello di indebitamento (Piacenza è quarta in Italia secondo una recente classifica pubblicata dal Sole24Ore), chi sta perseguendo con azioni concrete una lotta agli sprechi e infine chi, dal ministero dell’Economia stesso è considerato ente virtuoso sulla base di quattro parametri quali l’autonomia finanziaria, la capacità di riscossione, l’equilibrio di parte corrente e il rispetto del patto di stabilità (Piacenza è al quinto posto su 107 province d’Italia).
Dall’altro la salvaguardia delle Province storiche, vale a dire quelle province istituite alla data di entrata in vigore della legge 3 febbraio 1871 n. 33 – Roma capitale, sono 69: se si escludono da queste le future dieci Città Metropolitane, arriviamo ad un’operazione di riduzione che darebbe come risultato l’esistenza di 59 Province a statuto ordinario sulle attuali 107.
La Provincia deve poi rimanere un ente di primo livello: solo in questo modo viene assicurata la garanzia di un equilibrio dei poteri. Senza contare che in caso contrario verrebbe meno il principio fondamentale della distinzione e autonomia tra ente controllore ed ente controllato. Per quanto riguarda invece le competenze attualmente in capo alle  amministrazioni provinciali riteniamo che l’attuale livello di distribuzione delle funzioni, sempre migliorabile
a seconda dei cambiamenti che si verificano nel contesto sociale, economico di un Paese, debba comunque essere riconosciuto come il frutto di un’esperienza amministrativa che ha condotto ad un progressivo processo di delega verso il basso (dallo Stato e Regioni alle Province) e verso l’alto (dai Comuni) nel riconoscimento di quel livello di organizzazione dei servizi che meglio potesse rispondere al soddisfacimento di bisogni dei cittadini. Devono quindi rimanere tutte in capo all’ente Provincia non solo – come previsto dal decreto – pianificazione territoriale provinciale e valorizzazione dell’ambiente, pianificazione dei servizi di trasporto e costruzione e gestione strade, ma anche formazione professionale, mercato del lavoro, servizi legati all’occupazione e ai centri per l’impiego, agricoltura, edilizia scolastica. Anzi andrebbe veramente perseguita la linea più volte annunciata di aggiungere nuove funzioni in un’ottica di razionalizzazione e semplificazione del sistema pubblico locale. Infine non va dimenticato che il sistema elettorale rappresenta il cuore del legame tra le istituzioni elettorali e le loro comunità e che i cittadini del territorio provinciale non possono essere privati del diritto di essere rappresentati dagli amministratori liberamente eletti fino alla loro naturale scadenza.

Chiediamo
innanzitutto ai parlamentari piacentini di farsi carico di tali proposte e di portare avanti nelle competenti commissioni e in sede parlamentare, attraverso la presentazione di emendamenti, la battaglia che la Provincia di Piacenza merita per il mantenimento della propria autonomia e quindi:
– per quanto riguarda i criteri per procedere alla soppressione e accorpamento che essi siano individuati nel rispetto dei parametri concernenti gli indicatori di virtuosità stabiliti con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze;
– siano comunque fatte salve le province istituite alla data di entrata in vigore della legge 3 febbraio 1871 n. 33 – Roma capitale”;
– sia garantito che la Provincia rimanga un ente di primo livello: solo in questo modo verrebbe assicurata la garanzia di un equilibrio dei poteri;
– siano mantenute tutte le funzioni ad oggi in capo alle Province sia proprie che delegate;
– sia garantita la naturale scadenza del mandato degli organi ad oggi eletti democraticamente dal popolo.

Nel caso comunque in cui il Governo intendesse concretizzare quanto deciso con il decreto legge approvato il 6 luglio scorso dal Consiglio dei Ministri riteniamo non possa essere il Governo stesso, sulla base di una mera delibera del Consiglio delle autonomie locali della Regione, a decidere non solo le sorti, ma anche la “destinazione” della nostra comunità e del nostro territorio che ha proprie storie e tradizioni.
E’ auspicabile, pertanto, che il corpo elettorale possa esprimersi su tale passaggio epocale secondo quanto stabilito dall’art. 132 della Costituzione della Repubblica italiana.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.