Pertite a parco, bene
ma c’è di mezzo la bonifica

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La partita Pertite sta assorbendo molte e qualificate energie da parte del comune di Piacenza e dei suoi esponenti di punta, dal sindaco Dosi all’assessore Bisotti, entrambi negli ultimi tempi con frequenza a Roma per incontrare i vertici della Difesa, o l’amico piacentino Roberto Reggi, oggi alla guida del Demanio. L’iter di dismissione delle aree militari ritenute prioritarie per il Comune – alla Pertite si aggiungono l’ex Ospedale militare di via Palmerio e il Laboratorio Pontieri (Cittadella-San Sisto) – è ormai davvero avviato e prevede il duplice passaggio Difesa-Demanio e Demanio-Comune. Tuttavia, e qui sta il punto, sembra ancora lontano lo scioglimento degli interrogativi sui tempi certi d’acquisizione e soprattutto di fruizione da parte della cittadinanza. A questo proposito (Pertite) il nodo più tenace riguarda la bonifica dell’area: pare sia necessario, in seguito alla ricusazione da parte dei militari dell’impresa designata per i lavori, ripartire da capo. “Ci vorrà ancora un congruo numero di mesi” ha precisato Bisotti. Per quanto riguarda la pista per i carri armati invece l’ostacolo sembra superato perchè i militari ne accetterebbero lo spostamento a Le Mose, zona industriale. Destinazione a parco è quella che si vorrebbe per l’ex Pertite ed è quello che chiede da sempre il Comitato omonimo che ha accolto con soddisfazione il passo avanti compiuto dal Comune nella trattativa con i militari. “Vediamo avvicinarsi sempre di più la realizzazione del parco – spiega Maria Pia Romano del Comitato Parco della Pertite – e ci conforta il fatto che finalmente l’amministrazione comunale sembra davvero crederci. Il Comune ha portato a Roma la nostra proposta e i problemi che riguardano bonifica (i militari si dicono disposti a effettuarla da soli, ndr) e spostamento pista sono risolvibili. Dal prossimo incontro con i militari aspettiamo la formalizzazione della cessione dell’area  e la decisione, da parte del Consiglio comunale, di inserire l’area Pertite nel Rue (Regolamento urbanistico edilizio) come parco urbano anziché come area militare da valorizzare. Siamo ottimisti, con l’amministrazione comunale ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda. Adesso si apre la fase progettuale, che vorremmo aperta alla cittadinanza, e la ricerca delle risorse necessarie per la sistemazione dell’area”.
Sembra però che a raffreddare gli entusiasmi di qualche tempo fa ci si metta quella parte di opinione pubblica che chiede e si chiede se non sarebbe meglio, facendolo presto e bene, implementare il verde in un centro urbano che di aree verdi ne annovera poche, invece di concentrare attenzioni, sforzi e denaro su parchi periferici di fatto separati dalla città. A questo proposito si cita l’esempio di Montecucco, tra Belvedere e Besurica (periferia Sud-Est) assai poco frequentato dai piacentini in quanto corpo separato. “La Pertite si trova in un quartiere interno alla città – puntualizza Romano – e in ogni caso si tratta dell’ultima area verde di Piacenza, non possiamo non salvarla. Dobbiamo farlo per salvaguardare la salute dei cittadini e combattere l’inquinamento dell’aria. Poi, certo, ben vengano altre aree verdi in città, ci impegneremo anche per quelle. Una cosa non esclude l’altra”.
L’incremento di verde pubblico, beninteso, rappresenta sempre un pubblico guadagno, ma è pur vero che anni fa, parecchi ormai – quando si cominciò a parlare di fuoruscita di Piacenza dal suo status di città-caserma, in molti si pensava a un parco urbano, in grado di arrivare a Barriera Genova e abbracciare i maestosi platani del Facsal. Interrogativi, dunque, che si sommano agli anni e ai problemi. E’ come se sulla formidabile prospettiva di guadagnare alla città ettari ed ettari di territorio, scampato alla speculazione edilizia per singolare destino e non per peculiari virtù amministrative, si stesse già depositando uno spesso strato di polvere.

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