C’era una volta il Piacenza Calcio

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La morte nel cuore. Piacenza Calcio addio. Una favola da raccontare ai più piccoli per chi l’ha vissuta fino al triste ultimo capitolo. Niente lieto fine per il glorioso club biancorosso, che oggi ha cessato ufficialmente di esistere. Spazzato via dalla geografia del calcio che conta dopo 93 anni di storia, gli ultimi trenta legati a filo doppio con la gestione di una famiglia, i Garilli, esempio di un mecenatismo estinto. A nulla é valso l’ultimo balletto di incontri, il tentativo in extremis condotto da Guido Molinaroli e Massimo Garibaldi che per un attimo avevano coinvolto Luciano Arici, patron dell’Lpr. Ma invece dell’accordo è giunta l’ennesima fumata nera. La resa  in tribunale davanti al giudice Maurizio Boselli ha staccato definitivamente  la spina sul Piacenza Calcio Football Club. In tre mesi nessuno è riuscito a farsi avanti con l’intenzione di risollevarne le sorti. “Una sconfitta per Piacenza, per la città”, ha dichiarato il sindaco in un’atmosfera di quasi apatia. Un mix di rassegnazione e indifferenza che si è trascinato fino al baratro. Il calcio per anni ambasciatore di una città ai margini ridotto a ruolo marginale, ignorato dalle istituzioni e forse anche dagli stessi piacentini. Si dovrà ricredere chi pensava che fosse Fabrizio Garilli il problema. Servirà un’opera profonda di revisionismo storico per capire le scelte sbagliate e i voltafaccia di fronte alle difficoltà dell’ex proprietario. Invece di fare scudo, di dare un sostegno serio in tanti hanno pensato di approfittarne. Senza Garilli e Riccardi ci sarà la fila per acquistare il Piacenza. I signori sono serviti. Tanta demagogia, molto populismo e nessuna strategia vera sul fronte delle istituzioni. La verità è che il Piacenza é morto a Bergamo un anno fa. Pugnalato alle spalle dal calcioscommesse e poi anche dalla stessa giustizia sportiva che oggi infierisce. Quegli 11 punti di handicap da scontare nel prossimo campionato che l’attuale club non disputerà mai sono una beffa.  E se siamo al de profundis é anche grazie all’ultima spinta di una giustizia sportiva che ha soltanto patito le combine organizzate dai suoi tesserati. Il pentito Gervasoni se l’è comunque cavata con i 20 mesi di patteggiamento. 5 anni invece per Cassano, 4 a Rickler, un anno e 4 mesi a Sbaffo, 9 mesi a Catinali, 3 anni e 9 mesi di inibizione all’ex direttore sportivo De Falco.
Si ripartirà dall’Eccellenza, questa è ormai una certezza. Grazie al Salva Piace che si è assicurato il marchio il Piacenza rinascerà nell’inferno dei dilettanti. Il patron del San Nicolò – Fiore, Rizzo si era  fatto avanti, ma il vero progetto lo stanno portando avanti i fratelli Stefano e Marco Gatti che daranno vita quasi sicuramente al Piacenza Libertas acquisendo colori e marchio del Piacenza Calcio. Una nuova società che avrà come obiettivo l’immediata promozione in serie D. Resta da stabilire il nodo dell’impianto di gioco. Già perché l’ostacolo è anche rappresentato dalla manutenzione del Garilli. Quasi 300mila euro sono una spesa che un nuovo club difficilmente potrà affrontare. E la questione apre un nuovo fronte. Uno stadio vecchio da oltre ventimila posti che non ha una squadra nei campionati professionistici non ha futuro. Quell’area è da sempre molto appetita. Presto qualcuno potrebbe proporre di destinarla ad altro uso individuando un’altra destinazione per un nuovo stadio. Più piccolo e più confortevole. In attesa che il Piacenza torni tra i grandi.
Ci vorrà del tempo.

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