“Non contiamoci storielle, stiamo strisciando sul fondo”: a pronunciare questa frase, lo scorso 3 giugno, è stato il presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi. Dalla disoccupazione salita nel primo trimestre 2014 al 13,6% (record storico: è il peggior dato dal 1977, anno di inizio delle serie trimestrali) al tasso di disoccupazione giovanile salito ad un esorbitante 46% (altro massimo di sempre), fino ad una crescita italiana che da anni è inferiore alla media europea e deve anche fare i conti con una domanda interna sbrindellata, i motivi per sorridere sono pochi.
Ecco perchè è importante cercare di capire quando – e come – possano aprirsi squarci di sereno in un cielo economico per molti versi ancora tempestoso: ci aiuta il direttore di Confindustria Piacenza, Cesare Betti.
L’accelerazione voluta dal premier Renzi per superare la crisi punta anche sulla semplificazione: è una strada su cui Confindustria si era già incamminata.
“E per prima! La rappresentanza sta cambiando, deve cambiare in un mondo in rapidissima trasformazione: nell’estate 2012, con la ‘riforma Pesenti’, a livello nazionale è iniziato un percorso che il 19 giugno porterà al nuovo Statuto di Confindustria e ad una serie di aggregazioni (Betti resta comprensibilmente abbottonato sul tema, ma Piacenza punta ad una aggregazione a tre con Parma e Reggio Emilia, ndr) al termine delle quali le attuali cento associazioni territoriali si ridurranno a circa 50”.
Risparmi tra il 20 ed il 30% e minor frammentazione a livello nazionale, ma anche a livello locale sono già successe diverse cose.
“18 associazioni datoriali, per il nostro territorio, ci paiono decisamente troppe. Per questo Confindustria Piacenza, Upa Federimpresa e Libera Artigiani, conservando ciascuna la propria autonomia, hanno firmato un protocollo d’intesa per una sinergia sui servizi da condividere: dal credito all’energia fino alle missioni all’estero. A chi fa capo alle tre associazioni – che sommano 58mila addetti (il 60% del tessuto produttivo) e 3.906 aziende associate – viene ora fornita una gamma ancor più ampia di servizi senza far lievitare i costi, ottimizzando le risorse disponibili e avviando sinergie condivise con vantaggi concreti per i rispettivi associati.
In un contesto difficile per la rappresentanza, del resto, la strada giusta è questa: essere capaci di lavorare insieme è necessario per avere gli strumenti adatti a fronteggiare la peggior crisi economica da lunghissimo tempo”.
Per analoghi motivi, le aziende piccole devono imparare a crescere e ad usicre dai reciproci orticelli.
“I dati dell’export confermano che chi si limita al mercato domestico ottiene scarsi risultati: per questo spingiamo – penso per esempio al For.P.In. – sulla cultura della formazione in azienda: dal conoscere più lingue, al sapersi muovere all’estero, dal credito all’energia, tutti – dagli studenti a chi cerca lavoro a chi fa impresa – devono essere consapevoli che per essere competitivi oggi servono diverse marce in più di ieri”
La UE pone come obiettivo un 20% di manifatturiero, rispetto al 16% di oggi, nella composizione del Pil: che ruolo giocherà l’Italia?
“Dopo la sbornia di finanza, con i danni che tutti conosciamo, finalmente si è capito che la manifattura (che a Piacenza vale il 30% del Pil) è fondamentale per un futuro di crescita e di occupazione. Il tasso di disoccupazione a Piacenza, prima della crisi, era all’1,8% ed oggi è oltre l’8%: che industria e manifattura tornino al centro delle scelte di politica economica sarà decisivo per la crescita”.
Da dove si comincia?
“A livello locale, dal rendere il nostro territorio il più attrattivo possibile per chi voglia investire, a livello centrale ritoccando le regole del mercato del lavoro e sfrondando pesantemente la burocrazia.
Ha senso che in Italia ci siano i dipendenti peggio pagati ma più cari d’Europa?
Ha senso che ci vogliano decine di adempimenti per avviare un’attività?”.
E poi servono regole certe nel campo della giustizia.
“Non c’è dubbio: l’altro giorno un noto avvocato piacentino mi ha detto tra il serio e il faceto che, con i tempi lunghi della giustizia italiana, da una certa età in avanti un professionista che presenta ricorso fa bene a segnarselo, più che in agenda, sul testamento…”
Ovvio che, in questa situazione, i capitali stranieri esitino a puntare sull’Italia: sapremo almeno giocarci bene l’occasione di Expo 2015?
“Mancherà qualche pezzo, ma Expo si farà. Sono attesi 21 milioni di visitatori, Piacenza è partita bene ma ora si è fermata: bisogna riprendere la marcia”
Riusciremo a prendere l’ormai famoso “collegamento veloce” tra Piacenza e Milano, da sempre indicato anche dal presidente Bolzoni come occasione importante per Piacenza?
“Speranze concrete ci sono, di sicuro il presidente sta lavorando alacremente in questa direzione”
Aspettiamo news dalla 69esima assemblea provinciale, di lunedì 9 giugno in Cattolica: l’ospite più atteso è Guido Maria Barilla, presidente di Barilla SpA. Perchè proprio Barilla?
“Proseguiamo con Barilla la serie di incontri con protagonisti di alto livello che hanno portato a Piacenza personalità come Oscar Farinetti e Alberto Bauli: imprenditori che hanno tanto da dire su molti aspetti, a partire del settore agroalimentare che è strettamente legato al tema di Expo 2015 che è Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.




