Ha chiuso i battenti lo scorso 31 ottobre, dopo 6 mesi, Expo Milano 2015. L’esposizione universale di Milano, dedicata al tema “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” ha visto un incredibile successo di pubblico, con oltre 21,5 milioni di visitatori nei 6 mesi, numero che rispecchia le previsioni di oltre 20 milioni di visitatori. Nella storia, se si torna a città comparabili a Milano, l’Esposizione Universale ha fatto meglio e peggio: si ricordino, ad esempio, i 41 milioni di visitatori a Siviglia nel 1992 e i soli 18 milioni (sotto le attese) di Hannover nel 2000. Tornando al 2015, Expo è stato veramente un evento globale con circa 6 milioni di visitatori esteri, provenienti da 140 paesi, 54 padiglioni dei paesi, oltre a portare a discutere del tema di Expo, attraverso 9 clusters, 70 nazioni. Da segnalare anche la presenza di 60 capi di Stato e di Governo da tutto il mondo. Come detto Expo è stato soprattutto un mega-evento di pubblico: il record di visitatori in un giorno va al 10 ottobre 2015 con 272.785 mentre in quella stessa settimana i visitatori sono stati oltre 1 milione. Le prevedibili code che, come al solito, hanno portato a qualche polemica, non hanno scoraggiato i visitatori. Secondo Coldiretti, l’88% degli italiani che hanno visitato Expo si sono detti soddisfatti dell’esperienza. Sempre secondo lo stesso studio, i visitatori hanno speso, in media, 27 euro a testa, e circa due terzi hanno provato la cucina dei paesi “ospitati”. L’organizzazione è stata, in ogni caso, ciclopica, con 20mila lavoratori e 2.300 militari che hanno garantito la sicurezza dell’intera area espositiva. Tra i numeri “record” di Expo è da ricordare la pizza più lunga del mondo, targata Piacenza: 1.595,45 metri! I padiglioni, però, sono stati i veri protagonisti di Expo 2015 e i migliori hanno ricevuto premi dal Bie (Bureau International of Exposition): uno tra i padiglioni più visitati è stato sicuramente quello del Giappone (dove le code sono arrivate anche a 10 ore) che, infatti, ha vinto il premio come miglior progetto espositivo, mentre per l’architettura vincono Francia e Regno Unito. Oggi il sito di Expo è tornato ad essere un cantiere, che vedrà lo smantellamento di quasi tutte le strutture, conservando sul posto solo palazzo Italia, padiglione Zero e, con ogni probabilità, l’Albero della Vita. Alcuni padiglioni saranno semplicemente smantellati, ma altri saranno smontati e ricostruiti nei paesi d’origine, un po’ quello che succederà alla nostra “piccola” Piazzetta Piacenza che entro aprile 2016 sarà rimossa, forse parcheggiata a Palazzo Farnese, in attesa della collocazione definitiva nel museo dell’Agricoltura al Laboratorio Pontieri. Se la sfida di rilanciare Milano e l’Italia sia stata vinta con Expo 2015, solo il tempo e i dati potranno dirlo: la metropoli milanese ha iniziato una trasformazione già da tempo, con il nuovo centro direzionale e la riqualificazione di quartieri “periferici” che oggi sono di pregio, anche con costruzioni “ardite” come il bosco verticale o i nuovi grattacieli che hanno modificato lo skyline di Milano, ma non si devono dimenticare le difficoltà (si pensi alle nuove metropolitane blu e lilla, nate per Expo e non ancora finite). Le ricadute benefiche di Expo saranno visibili solo dai prossimi mesi, ma la speranza è che, oltre alle architetture, al buon cibo e alla lotta contro la fame nel mondo, Expo abbia portato anche un nuovo slancio, per Milano e per l’Italia, attirando nuove idee e investimenti.




