scritto da Redazione Online Feb - 8 - 2018 TAG:

Nonostante le ultime rilevazioni Istat evidenzino un calo della disoccupazione giovanile, la parola flessibilità continua a far rima con precarietà e futuro incerto per molti under 30.
Secondo le ultime rilevazioni Istat, la disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni è scesa al 32,7% a novembre 2017 (-1,3% rispetto al mese precedente), con un calo di 7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2016. Nonostante ciò, le difficoltà che i giovani incontrano nell’affacciarsi al mondo del lavoro sono molteplici: il proliferare di contratti atipici e il perdurare di una situazione di incertezza lavorativa ed economica, ostacolano ogni progettualità futura. A ciò si aggiunge il fenomeno dei Neet – (Not in Education, Employment or Training), ovvero ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi -, che nel corso del 2017 è salito al 19,9% contro una media europea del 11,5%.
Il fenomeno è stato affrontato anche nell’ultimo Report della Caritas Diocesana di Piacenza e Bobbio sulla povertà a Piacenza nell’ultimo decennio. L’indagine ‘La Città in Controluce’ – realizzata in collaborazione con l’Università Cattolica di Piacenza – ha analizzato, tra i vari indicatori di povertà, anche il tema della precarietà e del futuro dei giovani nel decennio della crisi economica. Secondo la ricerca, la percezione di precarietà caratterizza i vissuti dell’80% dei giovani del territorio. Per la prima volta, nell’ultimo rapporto sulla povertà a Piacenza – che prende in considerazione il periodo 2006-2016 -, viene analizzata la vulnerabilità della condizione giovanile, indicandola come ‘vera questione da porre al centro dell’agenda politica e delle scelte economiche, cultuali e civili’.
La difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, le ridotte opportunità occupazionali e la crescente diffusione di nuove forme contrattuali flessibili, hanno generato in molti giovani scarsa fiducia nel futuro, con la conseguente scelta di ritirarsi dalla ricerca di un lavoro e di occupare la fila degli inattivi. Secondo il Report della Caritas e dell’Università Cattolica, a Piacenza il numero dei Neet in età compresa tra i 15 e i 29 anni, è stimato attorno alle 6.200 unità.
La ricerca analizza anche il tasso di occupazione giovanile sul territorio: i ragazzi attivi tra i 15 e i 24 anni (nel 2016) sono il 21,7% mentre nella fascia 25-34 anni il tasso di occupazione è pari al 74,2%. Il dato potrebbe spiegarsi con la prolungata permanenza dei giovani nei percorsi formativi, che – di fatto – sposta in avanti l’ingresso nel mondo del lavoro. Nonostante ciò, un’ampia fascia di giovani rimane comunque esclusa dal mercato: l’indagine della Caritas evidenzia infatti come il tasso di disoccupazione provinciale giovanile – nella fascia 25-34 anni – sia pari al 9,6%, il doppio rispetto al 2006. Ancora più problematico è l’ingresso nel mercato del lavoro da parte della fascia 15-24 anni, con un tasso di disoccupazione del 25,4% nel 2016, ben dieci punti percentuali in più rispetto al 2006 (pari al 15,6%). Ad incidere sul fenomeno è il progressivo rallentamento della trasformazione di contratti di lavoro flessibili in formule di lavoro stabile e il calo della domanda da parte delle aziende, causa anche il posticiparsi del pensionamento. Da non sottovalutare anche il distacco tra il mondo dell’istruzione e il mondo imprenditoriale, con la conseguente carenza di professionisti con adeguate competenze lavorative richieste dalle imprese. Diventa indispensabile – come evidenzia il Report Caritas – costruire un quadro di senso capace di collegare il mondo giovanile con quello adulto, e proseguire nella sinergia tra istituzioni, scuola, tessuto imprenditoriale, terzo settore e famiglie, affinché nessuno venga lasciato solo: ‘la precarietà diventa condizione vivibile e sfidabile a patto che – come si legge nel Report ‘La Città in Controluce’ della Caritas – non cali il silenzio della rimozione e della rassegnazione’.

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