| Giovani e politica: "Responsabilità" |
| Giovedì 29 Luglio 2010 06:00 |
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Le nuove leve della politica prendono le distanze dal passato. Thomas Pagani: "Basta giochi di potere e clientelismo". Giovanni Botti "Salvaguardare il bene comune". Francesca Ranza: "Il paese ha bisogno di un equilibrio che fino ad ora non è riuscito a trovare" Di Massimo Paradiso La loro parola d'ordine è 'responsabilità' e il loro intento è quello di unire e non più dividere. Sono le giovani leve della politica piacentina che, in modo sommesso, entrano nelle arene dei consigli comunali e provinciali o che, semplicemente, buttano anima e corpo in nuovi progetti politici pieni di speranze, forza e con la voglia di differenziarsi dalla politica dei loro padri "che ha fallito perché non è riuscita a creare coesione" nel momento di maggior distanza tra i cittadini e i loro rappresentanti. Se loro, i decani della politica, "avevano tutto ma hanno sprecato tutto" chi aspira a prenderne il testimone vuole rappresentare "questa forza dirompente di rottura verso il passato" con il solo obiettivo del "bene comune". Hanno idee più che chiare Giovanni Botti, il più giovane consigliere comunale di palazzo Mercanti in quota Popolo delle libertà, Thomas Pagani, eletto sotto l'egida dell'Alberto da Giussano in Provincia e Francesca Ranza, una tra le promotrici del Partito della nazione, il nuovo soggetto politico lanciato da Pierferdinando Casini. Tre giovani politici con radici ed estrazioni diverse che hanno tutte le carte in regola per scardinare la politica dei loro padri e prenderne le redini, con ben pochi grilli per la testa: niente poster che ritraggono leader carismatici nella loro cameretta e "slegati- questa l'opinione di Botti- dai radicamenti del passato che hanno distorto la mentalità dell'attuale classe dirigente". E' lo stesso pidiellino, infatti, che boccia senza riserve la "vecchia politica", quella per cui "si portava avanti solo l'interesse personale o del singolo": "La politica- prosegue Botti- deve essere portatrice degli interessi di tutti, soprattutto di quelle persone che non si vedono ma che sono inevitabilmente la spina dorsale del Paese". Certo, unire gli intenti "per farsi portatori di interessi comuni" è necessario, "se non prioritario" aggiunge Pagani, leghista dai tempi del liceo, "ma non spogliamoci delle nostre individualità, del nostro colore politico, perché sennò si fa solo demagogia". Il consigliere provinciale, che siede in via Garibaldi al posto del neo consigliere regionale Stefano Cavalli, non ha anch'egli parole carine da riservare alla politica "di prima e seconda repubblica" quella di "nani, soubrette e ballerine, per intenderci" che badava più ai "giochi di potere e ai clientelarismi invece di un bene comune di un popolo, di una gente che cercava risposte che la politica però ha mancato di dare". Ed ecco cosa sono le nuove leve della politica, "una forza- asserisce Pagani- che ha una marcia in più e dobbiamo rappresentare questa forza dirompente e d'impatto rispetto ad un modo di ragionare del passato che ormai non va più bene". Per prendere in prestito le parole di Francesca Ranza, giovane universitaria già candidata a Provinciali e Regionali per l'Udc ed ora nel think tank per dare vita al Partito della nazione, "ci vuole più moderazione, più senso di responsabilità perché il Paese ha bisogno di un equilibrio che fino ad ora non è riuscito a trovare". Se infatti le si chiede di scegliere un politico di riferimento nel centrodestra o nel centrosinistra che potrebbe risollevare le sorti del Belpaese, Ranza farebbe "cadere tutti quanti dalla torre" perché "non mi ritrovo proprio in nessuno di loro" visto che "non riescono ad essere a sintesi di una politica moderata che possa andare incontro ai cittadini". E' finita quindi l'era della casacca "verde o gialla, rossa o blu": ora c'è solo posto per "mettere insieme le persone e dare progettualità ad una città e ad un Paese che amiamo".
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