| Industria, il sole oltre le nuvole |
| Giovedì 29 Luglio 2010 06:00 |
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Piacenza, primo semestre 2010: fatturato, occupazione e produzione giù, ma l'emorragia è stata arrestata. Ora occorre ripartire dall'export Di Andrea Dossena "Per fare i poeti, possiamo dire che guardiamo il sole di domani attraverso le nuvole di oggi". Questa l'immagine con la quale il presidente di Confindustria Piacenza, Sergio Giglio, ha sintetizzato i risultati dell'indagine congiunturale sull'andamento dell'industria locale nel primo semestre 2010 e sulle previsioni per il 2011, presentati martedì 27 luglio. Rispetto al primo semestre 2009, nel primo semestre 2010 la produzione delle imprese manifatturiere piacentine cala dell'1,33%, il fatturato totale scende dello 0,78% e l'occupazione subisce una contrazione dello 0,34%. Tutti numeri con un meno davanti, quindi, ma non si registrano più i crolli dei due semestri precedenti, caratterizzati da diminuzioni di quasi il 15% di livelli produtti vi e fatturati. Tra i singoli settori merceologici, cala la produzione per il meccanico (-4,48%) e per il settore dei materiali edili (-3,61%), mentre vanno in controtendenza il settore alimentare (+4,90%) e quello delle "industrie varie" (tessile, arredamento, legno, chimica/plastica ed altre) che guadagna il 3,12%. Analogo andamento per il fatturato complessivo: -2,45% per il settore meccanico e -20,33% per i materiali edili, mentre vanno meglio alimentare (+2,94%) e industrie varie (+9,74%). I dati sono stati elaborati dall'Ufficio Studi di Confindustria Piacenza sulla base di un questionario rivolto ad un campione altamente significativo di aziende piacentine, che rappresentano quasi 3 miliardi di euro di fatturato e 9mila addetti. A commentarli sono stati sia il presidente di Confindustria Piacenza Sergio Giglio che il direttore Cesare Betti, che hanno evidenziato luci ed ombre della situazione dell'industria locale: "La crisi si è arrestata - ha esordito Giglio - ma non c'è ancora stata la ripartenza". Le situazioni più difficili riguardano il settore dei materiali per l'edilizia e quello meccanico, il più rappresentativo della nostra provincia. "Le agevolazioni della" Tremonti ter" - secondo gli Industriali piacentini - hanno aiutato a far ripartire gli ordini di quest'ultimo, ma prima di arrivare alla loro fatturazione e di goderne degli aspetti positivi trascorrerà ancora qualche tempo . Per quanto riguarda i materiali edili, il crollo del fatturato è legato anche alla forte diminuzione dei prezzi dei prodotti finiti, resasi necessaria per rimanere sul mercato". Da notare anche il fatto che le piccole imprese (con meno di 20 addetti) hanno reagito meglio di quelle con più di 100 addetti: +7,48% per le piccole, più flessibili; -3,24% per le grandi, più "macchinose". Tra i punti incoraggianti, cresce l'ottimismo tra gli industriali: "Rispetto al picco critico di qualche tempo fa, sono aumentate - ha spiegato Giglio - le aspettative positive rispetto al futuro". A giustificarli sono dati che testimoniano una ripresa degli ordini: nella prima metà del 2010 il 49% degli imprenditori piacentini li ha visti aumentare, contro un 22% di quelli che li hanno visti diminuire. Nel 2009, la situazione era opposta: sorrideva solo il 12%, mentre il 57% registrava un calo degli ordini. Per quanto attiene all'occupazione, Giglio ha elogiato gli industriali piacentini, "capaci di evitare un'ulteriore emorragia di posti di lavoro tramite la cassa integrazione o un sacrificio degli utili", ma ha anche ricordato che su questo fronte è più difficile essere ottimisti, perché "certamente ci sarà del personale che dovrà ricollocarsi, a causa di crisi industriali che andranno verso l'ineluttabile conclusione". Il tutto "si inserisce comunque - ha ricordato Betti - nel contesto di una provincia che poco tempo fa aveva un tasso di disoccupazione (inferiore al 3%) tra i più bassi di'Italia". A pesare sulla situazione generale è stato soprattutto il non esaltante bilancio delle realtà piacentine nell'export: per la prima volta, infatti, sono andate meglio sul mercato interno (anche in forza delle agevolazioni della "Tremonti ter", la cui proroga è però sfumata nonostante il pressing della presidente nazionale di Confindustria Emma Marcegaglia) che su quello estero. Pesa il fatto che le esportazioni ("vizio" molto italiano) siano tradizionalmente dirette più verso la UE che verso i Paesi emergenti (Cina, India, Brasile e non solo): "Proprio per questo - hanno ricordato Giglio e Betti - il gruppo delegato all'internazionalizzazione dà una mano alle aziende locali per portarle verso nuovi mercati". "Il problema - osservano i vertici di Confindustria Piacenza - è che cercano di farlo tutti, quindi sarà comunque dura". "Stiamo vivendo - ha concluso Betti - una congiuntura da stop-and-go, che va a fiammate. La crisi si è fermata, ma non basta: bisogna invertire la tendenza. Se comunque saranno confermati i "sintomi" di ripresa che stiamo registrando con l'Ufficio Studi, a gennaio 2011 - parlando del secondo semestre 2010 - potremmo commentare risultati migliori di quelli del primo semestre. Per scaramanzia, però, è meglio... aspettare a dirlo!". |
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