| Commercianti, idee oltre la crisi |
| Giovedì 11 Marzo 2010 06:00 |
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Arzani (Confesercenti): "Ripresa possibile aiutando il terziario". Struzzola (Unione commercianti): " Collaborazione tra pubblico e privato per la promozione del commercio" L'intervista al direttore di Confesercenti, Fausto Arzani E' possibile superare la crisi dei consumi, figlia di quella finanziaria, ma occorre sostenere anche commercio e servizi, perché il terziario può giocare un ruolo fondamentale pure nel riassorbire le persone espulse dal lavoro. Lo sottolinea il direttore di Confesercenti Piacenza, Fausto Arzani, il quale non risparmia critiche a diverse scelte della politica locale che, a suo dire, stanno pesantemente condizionando il presente ed una fetta di futuro di città e provincia. "I fatti - spiega Arzani - lo confermano: siamo nella seconda fase della crisi, quella dei consumi. Stavolta - a differenza della prima - è stata prevista da tecnici ed esperti, ma mentre altre nazioni europee ripartono, l'Italia sconta i tempi lunghi della sua ripresa, legati a motivi strutturali. Chi ha scarse disponibilità economiche (disoccupati, cassintegrati e precari) riduce i consumi, e la produzione rallenta: solo l'export ha in parte compensato l'emorragia. A scontare questa situazione è soprattutto il terziario, il settore che unisce produzione e consumatore, e sempre più aziende - spesso di piccoli imprenditori, in un mercato "polverizzato" - rischiano di implodere. Questo è un problema anche da un altro punto di vista: in questo momento non ci sono le condizioni per ripetere quanto accadde negli anni '70, quando molte persone espulse dal lavoro trovarono impiego proprio nel settore terziario, allora in crescita". Che tipo di interventi servono, allora, da Stato e Regione? "Occorrono una serie di iniziative a più livelli. La cassa integrazione straordinaria ottenuta in deroga ha aiutato le aziende con dipendenti a superare il picco della crisi 2009, ma non ha soccorso le piccole imprese famigliari. Servirebbero politiche governative ad hoc, che fino ad oggi però non ci sono state. Non ci sono solo industria e agricoltura: guardando a Piacenza, le 8mila aziende del terziario danno valore aggiunto al Pil locale. La nostra Repubblica, però, si muove verso una struttura sempre più federale, per cui è anche da Bologna - in una regione tra le più ricche d'Europa - che serve un apporto concreto, ad esempio a favore dei consorzi fidi". A questo proposito, le imprese lamentano difficoltà nell'accesso al credito bancario. "Siamo di fronte ad una situazione paradossale. E' la prima crisi nella quale le imprese si trovano quasi senza sostegno da parte del sistema bancario, che in qualche modo la crisi l'ha provocata. Con tassi intorno all'1%, come ora, gli imprenditori ottengono meno credito che in anni in cui il costo del denaro toccava il 16%, molto più favorevole per le banche. Costo del denaro basso, insomma, ma estrema difficoltà ad accedere al credito perché molte banche scontano gli errori commessi nel nome del business a tutti i costi. Opportuno, allora, ogni sostegno alla Garcom: la cooperativa di garanzia fra commercianti, secondo il principio della garanzia collettiva e solidale fra i soci, agevola l'accesso al credito bancario da parte di imprenditori onesti e capaci che tuttavia non possono vantare quelle garanzie economiche che gli istituti di credito ritengono in questo momento indispensabili". Piacenza e futuro: come la vede? "Pur se il nostro è un osservatorio parziale, credo che Piacenza nel suo complesso abbia peccato in una visione di sviluppo troppo schiacciata su certe scelte. Hanno avuto vita facile immobiliaristi, ma ora la crisi del mattone porta pesanti ripercussioni, e logistica, che però ha soprattutto ricoperto tanta buona terra di asfalto e di enormi capannoni che portano poca occupazione, e in cambio ci danno assi viari intasati dal traffico di mezzi pesanti e poco futuro. L'incapacità di pensare ad un vero sviluppo ci ha fatto perdere per strada importanti pezzi di settori importanti (penso alla meccanica fine, con il suo indotto), e un altro errore è stato concedere troppi spazi alla grande distribuzione senza bilanciare ciò con aiuti alla piccola impresa. E ora scontiamo gli effetti di scelte sbagliate, fatte negli ultimi vent'anni, che sono il risultato di una visione miope e viziata da interessi particolari". |
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