| Commercianti, idee oltre la crisi |
| Giovedì 11 Marzo 2010 06:00 |
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L'intervista al direttore dell'Unione Commercianti Giovanni Struzzola: In potenza è un vero "oulet storico". In realtà il nostro centro storico, è ancora alla ricerca di un riscatto, una valorizzazione che gli renda pienamente il suo essere luogo privilegiato di incontro della cittadinanza. Oltre alla innegabile funzione residenziale, alla stessa funzione politica, nella vocazione del centro c'è di più, il gusto di uno shopping di qualità. Chissà perchè si pensa sempre ai grandi centri commerciali come rivali del commercio "dal volto umano" che tutti desideriamo ritrovare. Invece, ci spiega il direttore dell' Unione Commercianti, Giovanni Struzzola, i mali del commercio piacentino hanno cause più complesse, seppur sempre determinabili: l'ignavia che non vuole sciogliere il nodo del centro ne è un esempio, come pure, in altro senso, la tolleranza dell'abusivismo commerciale. "Da un po' di anni, precisamente dalla riforma del commercio targata Pierluigi Bersani del1998, ricorda il direttore, si è spesso parlato di valorizzazione dei centri storici utilizzando le leve del commercio per rendere più frequentati questi luoghi ricchi di identità collettiva, e al contempo aumentarne la capacità attrattiva fortemente messa in difficoltà dal sorgere selvaggio dei centri commerciali. Molti comuni della nostra realtà provinciale si stanno orientando verso la redazione di progetti volti a riqualificare porzioni importanti del loro tessuto cittadino, affiancando altresì la redazione di piani strategici aventi per oggetto la rivitalizzazione urbana e, di conseguenza la valorizzazione commerciale. Però nel capoluogo è evidente che l'attendismo vince su tutti i buoni propositi". Si riferisce all'annosa emergenza parcheggi ? "Sì, da più di un decennio mi spingono ad affermare l'assoluta necessità di Piacenza di dotarsi delle indispensabili infrastrutture quali adeguati parcheggi in prossimità dei varchi controllati per l'accesso alla Zona a traffico limitato. In modo particolare sentiamo sempre più necessaria la realizzazione di un grande parcheggio nella zona Nord del nostro centro storico localizzabile o in Piazza Cittadella oppure nell'aree militare, che mi auguro presto venga dismessa, del Laboratorio Pontieri e della Caserma del Genio Pontieri Niccolai". Colpa della politica ? "Direi meglio, colpa di un modo non adeguato di collaborare tra pubblico e privato. Ritengo che le sole politiche pubbliche non siano sufficientemente incidenti per combattere e sconfiggere il declino dei centri storici. A fianco di queste politiche pubbliche ci deve essere il coinvolgimento del privato e, proprio dalla partnership tra pubblico e privato è possibile elaborare ed ottenere modelli innovativi per la promozione nei centri storici delle attività commerciali e terziarie in genere. Navigando in internet mi sono imbattuto in molti casi, sia in Europa che oltreoceano, dove la partnership tra pubblico e privato ha favorito la realizzazione di questa rivitalizzazione sociale ed economica dei centri storici con risultati più che soddisfacenti. È un'utopia pensare al futuro dei centri storici delle nostre bellissime città d'arte senza avere riqualificata anche una rete commerciale vivace e moderna, elemento strategico per la crescita economica del territorio e saldo presidio alla qualità urbana ed alle relazioni sociali ?» L'associazione che dirige si era pronunciata a favore del progetto bandiera "La Baia di San Sisto", che ne pensate oggi ? "E' tutt'ora per noi una occasione veramente storica per il centro di Piacenza per tornare ad essere il cuore pulsante della cultura, del turismo e del commercio locale. La partnership tra pubblico-privato potrebbe, secondo me dovrebbe, trovare qui. con una sua giusta sintesi il suo banco di prova". Alcuni vostri associati, e di recente, lo stesso presidente dell'Unione, Francesco Meazza denunciano anche a Piacenza i danni che il settore del commercio riceve dall'abusivismo "I danni, purtroppo, riguardano non solo i commercianti ma l'intera collettività. La merce contraffatta proviene da canali commerciali controllati da organizzazioni criminali, oltre a ciò non può dare nessuna garanzia di sicurezza e igiene all'acquirente: si va dalle borse, alle cinture, al tessile. Poi c'è un abusivismo più strisciante dove la merce non è contraffatta, ma solo venduta da chi non possiede titolo per farlo. Mi riferisco al comparto dei fioristi che sono quotidianamente attaccati da venditori abusivi che fanno del porta a porta. Chiediamo un po' di sensibilità per chi lavora secondo le regole, che sono molte". |
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