| Po, polemiche sui ritardi |
| Giovedì 04 Marzo 2010 06:00 |
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La barriera di Isola Serafini ha bloccato quasi l'80% della massa oleosa inquinante. Chiesto un salto di qualità nel sistema di governance del fiume. Critiche ad Errani per la mancata presa di posizione sulle inadempienze della regione Lombardia Di Massimo Paradiso Un fiume nero. E' quello che si sono trovati di fronte gli abitanti di Calendasco già dalla prime ore di mercoledì scorso quando la massa oleosa proveniente dalla 'Lombarda petroli' di Villasanta (Monza) è scesa lungo al fiume Lambro per poi confluire nel Po. Un disastro annunciato e a niente sono valsi i tentativi delle autorità lombarde di circoscrivere il danno e fermare l'onda nera che puntualmente si è presentata nel piacentino meno di 24 ore dopo, portando con sé quello che autorevoli quotidiani stranieri hanno già ribattezzato come una "catastrofe ecologica" visto che tutt'ora, nonostante sia cessato da poco più di un giorno lo stato d'emergenza chiesto dalle istituzioni piacentine, non si è a conoscenza di quante tonnellate di carburante sono state dolosamente riversate nelle acque fluviali del Lambro, poi confluite nel Grande fiume. E nonostante ora si tiri sommessamente un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, anche grazie alla buona tenuta della barriera di isola Serafini che ha bloccato quasi l'80% della massa oleosa proveniente dalla Lombardia, è parere delle amministrazioni locali e regionali il trovare un coordinamento comune per quanto riguarda il bacino del Po, sensibile sia dal punto di vista ambientale che come risorsa per l'intero Paese: la necessità arriva in parte, e soprattutto, dalla mancanza di un coordinamento per la gestione di questa emergenza che, sin dal primo pomeriggio di mercoledì scorso, mostrava in toto le sue falle. La difficoltà di istituzioni e Protezione civile, infatti, era l'assenza di un solo interlocutore che gestisse la situazione vista la complessità delle operazioni da affrontare lungo il tratto di Po compreso tra Calendasco e Cremona: i tamponi assorbenti posizionati da sponda a sponda dalla Protezione civile per assorbire il carburante si sono rivelati insufficienti a contenere la massa oleosa a causa della potenza della corrente del fiume, il timore che le tonnellate di gasolio arrivassero sino a Ferrara dove l'acquedotto cittadino preleva direttamente dal Po, l'eventualità di chiudere temporaneamente il ponte provvisorio sul Po per cercare di arginare al meglio l'onda nera erano tutte preoccupazioni che riempivano le stanze della Prefettura, dove amministratori e forze dell'ordine si sono incontrati in un susseguirsi di summit da mercoledì mattina sino a sabato per monitorare e trovare soluzioni ad un problema di difficile gestione. E, sebbene in pochi l'abbiano ammesso ma in tanti ne fossero convinti, il ritardo nel soccorrere il Po invaso di carburante c'è stato, "ma ora serve fare un salto di qualità" per usare le parole del presidente della Regione Emilia- Romagna Vasco Errani, nel sistema di governance del Grande fiume. Un sistema, come ribadito anche dal presidente della Provincia Massimo Trespidi e dal sindaco Roberto Reggi, che "bisogna affrontare a livello nazionale" come anche competenza del Governo sarà la bonifica delle aree rivierasche che hanno subito i maggiori danni, insieme con un controllo delle falde. Le rassicurazioni di Errani, in città la settimana scorsa insieme con il capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, non lo hanno risparmiato da diverse critiche piovute proprio dal suo Partito democratico: nelle convulse ore che hanno portato, un paio di giorni più tardi, ad annunciare lo scampato pericolo, il Pd infatti borbottava per le pacate prese di posizione del presidente contro le effettive inadempienze della Regione Lombardia nella gestione dell'emergenza ed il ritardo con cui sono stati comunicati gli sversamenti nel Po. In piena campagna elettorale, questo pare essere il ragionamento dei Democratici, Errani non ha neanche bacchettato il suo omologo Roberto Formigoni per il mancato coordinamento di una tempestiva task force che avrebbe potuto bloccare il gasolio a monte, evitando così che si riversasse nel Po. |
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