| Il cacciatore degli "orchi" piacentini |
| Giovedì 04 Marzo 2010 06:00 |
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Gaudenzi, ispettore capo della questura: "Ogni anno accertiamo una decina di casi di abusi sessuali su minori, ma il fenomeno è più diffuso di quanto emerge". A preoccupare è soprattutto il sommerso Di Andrea Dossena Denunce di abusi sessuali su minori in numero stabile anche se esiste un "sommerso" che resta nascosto, situazioni di maltrattamento intrafamigliare in calo dopo il boom di qualche anno fa e casi di bullismo in forte aumento, in parallelo ad un crescente disagio giovanile. E' il quadro tracciato dall'ispettore capo Fausto Gaudenzi della seconda sezione della squadra mobile della Questura di Piacenza, una unità investigativa che si occupa anche di reati legati a violenze, maltrattamenti e abusi sessuali a danno di minori. "Un lavoro impegnativo - spiega Gaudenzi - sia per la complessa natura dei reati sia per la delicatezza delle situazioni alle quali ci si trova di fronte: non sono problematiche che puoi lasciare in ufficio". Particolarmente difficili sono i casi di molestie e abusi sessuali, che quasi sempre coinvolgono famigliari, parenti stretti o conoscenti del minore:"A Piacenza - racconta Gaudenzi - ne registriamo una decina all'anno, e ne stiamo seguendo diversi anche in questo momento. Si tratta di situazioni che riguardano contesti di ogni tipo: nel 40% dei casi avvengono in contesti famigliari disagiati o degradati, ma nel 60% dei casi abusi e molestie sessuali si verificano in realtà formate da persone che hanno lavori del tutto normali". Acquisizione di testimonianze, pedinamenti, appostamenti, perquisizioni, sopralluoghi e rilievi fotografici sono tra gli strumenti utilizzati quando - sulla base di una segnalazione attendibile - scatta un'indagine, la cui durata può essere brevissima (anche una settimana) o molto lunga. "Entrare nella psicologia della vittima, dell'autore del reato e dei testimoni - spiega Gaudenzi - richiede un grosso sforzo, anche per discernere quando ci si trova di fronte ad accuse infondate o ad eventi normali rielaborati come qualcosa di estremamente grave". Le cose, naturalmente, si complicano quando - come spesso accade - si è in assenza di testimoni o di referti medici, ad esempio del pronto soccorso: "Dove c'è un riscontro fisico (lesioni, segni di violenza...) la valutazione può essere più rapida, ma nel caso di molestie (palpeggiamenti, ecc) che non lasciano segni fisici occorre cogliere quelli psicologici. Lì è indispensabile la capacità dell'investigatore, affiancato da psicologi ed esperti, perché ogni minimo segnale può essere fondamentale. Un disagio palesato in qualche modo da un minore può nascondere una situazione più grave". Sulle dimensioni del fenomeno a Piacenza, Gaudenzi spiega che "il numero di casi di abusi sessuali su minori non è anomalo ed è stabile, ma riteniamo che gli abusi siano più diffusi di quanto emerge. Anche per questo è importante rivolgersi a noi se si è a conoscenza di episodi di questo tipo: noi ascoltiamo quanto ci viene riferito e prospettiamo la possibilità di far fronte a questa situazione con indicazioni precise. La vittima di un abuso o di una violenza sessuale subisce un trauma grave, a volte irreparabile, per questo è fondamentale far emergere situazioni gravi: lo è per la vittima degli abusi in corso, ma lo è anche per prevenire la possibilità che succeda ad altri". Bullismo, casi in aumento I minori sono spesso al centro della cronaca locale anche per altri aspetti: "I casi di bullismo - spiega Gaudenzi - sono in aumento a Piacenza come nel resto d'Italia. Sono il termometro dell'esistenza di una vera e propria emergenza educativa: ragazzi e adolescenti sembrano essere meno in grado di inserirsi nella società e, quando lasciati a se stessi, finiscono per "costruirsi" solo sulla base di ciò che vedono in giro". I maltrattamenti in famiglia hanno invece avuto un picco tra 2006 e 2007, specialmente in contesti legati a radici culturali per cui metodi educativi e condizione della donna sono entrati in conflitto con una società totalmente diversa, ma ora la situazione sembra migliorata: "Al momento - conferma Gaudenzi - registriamo una attenuazione del fenomeno, la cui diffusione risulta equilibrata tra italiani ed extracomunitari" Tavolo minori, politiche in rete La seconda sezione della Squadra mobile di Piacenza, di cui fa parte Gaudenzi, è composta da quattro persone: un numero sufficiente? "Certamente se fossimo di più non sarebbe male - chiosa Gaudenzi - ma, più che il numero delle persone, conta la loro preparazione specifica su queste tematiche, per loro natura assai delicate". Anche per questo è considerato importante consolidare a livello istituzionale i rapporti già presenti tra i soggetti che si occupano di tutela dei minori: è l'obiettivo del Tavolo tecnico provinciale di coordinamento Minori, che ha il compito di programmare le politiche provinciali di tutela e accoglienza dei minori e di elaborare un programma di interventi. "Sarà importante - sottolinea Gaudenzi - sviluppare e il lavoro di rete tra i soggetti che si occupano dei casi di violenza e maltrattamento a danno di minori". Servizi sociali e sanitari, scuola, forze dell'ordine e centri educativi stanno stendendo una bozza di protocollo per la segnalazione di casi sospetti tra Scuola e Servizi, per facilitare la comunicazione e la collaborazione reciproca. Dal confronto del Tavolo Minori dell'11 febbraio scorso sono emerse tracce di lavoro mirate soprattutto alla riflessione su nuove strategie d'intervento per la prevenzione degli allontanamenti, attraverso una forma di sostegno da famiglia a famiglia, alla formazione integrata in materia di tutela dei minori e accoglienza in comunità, alla sensibilizzazione costante del mondo della scuola per la segnalazione tempestiva dei casi di violenza. |
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