| Controriforma delle superiori: è caos |
| Giovedì 18 Febbraio 2010 06:00 |
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Via libera al riordino dell'istruzione secondaria superiore dal prossimo settembre. Le critiche di studenti, insegnanti e dirigenti. Istituti tecnici da 36 a 32 ore settimanali, 7mila cattedre in meno, il 12 è sciopero Di Francesca Gazzola A pochi giorni dal via libera del Consiglio dei ministri alla riforma delle superiori, scuola e parti sociali sono sul piede di guerra e annunciano una giornata di sciopero nazionale per il prossimo 12 marzo. "Contestiamo una riforma della scuola che - secondo Raffaella Morsia (Flc-Cgil) - è solo una mera applicazione dei tagli decisi dal ministro Tremonti". La Cisl lancia un appello alle forze moderate di Governo perché "pongano un freno all'estremismo di chi continua ad imporre il diktat del contenimento della spesa nella scuola", ribadisce Stefano Vantadori (Cisl Scuola). E con il termine di iscrizione alle scuole superiori alle porte il prossimo 26 marzo, le famiglie sono disorientate e si rischia il caos. I giudizi "sono ancora prematuri" ricorda Gian Paolo Binelli, coordinatore del Collegio dei presidi piacentini: mancano ancora l'articolato del regolamento della riforma "non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale" e i fondamentali passaggi organizzativi che chiariscono competenze nazionali e degli enti locali nell'articolazione dell'offerta. L'assessore provinciale al Sistema Scolastico Andrea Paparo chiarisce: "Il consiglio provinciale si riunirà ai primi di marzo". Intanto proseguono le valutazioni tecniche e il confronto con i dirigenti scolastici e con l'Ufficio scolastico provinciale. Paparo rassicura le famiglie ricordando che "gli impianti degli istituti - nonostante la portata della riforma - resteranno uguali", motivo per cui invita i ragazzi a svolgere l'orientamento scolastico "con tranquillità" e a scegliere con la "massima serenità considerando l'ottimo livello delle scuole del territorio". Morsia(Cgil): "Nessun investimento solo tagli" "Tagli alle risorse umane (personale docente e Ata, personale amministrativo, tecnico e ausiliario); tagli di ore e di competenze e nessun investimento. Dalla riforma della scuola Gelmini - afferma Raffaella Morsia (Flc-Cgil) - uscirà una scuola impoverita, che produrrà un aumento della dispersione scolastica. Avevamo chiesto di rinviare di un anno la riforma ma non siamo stati ascoltati; ogni idea di rinnovamento è stata liquidata ed è stato sancito il divario tra licei e istituti tecnici. Avevamo chiesto il biennio obbligatorio unitario dopo le scuole medie senza esito. Faticosamente - aggiunge - avevamo conquistato l'obbligo dell'istruzione scolastica a 16 anni e ora viene introdotto l'apprendistato a 15 anni". Un apprendistato, che secondo la sindacalista, "fa risparmiare le aziende in termini salariali e previdenziali e nella maggior parte dei casi non offre una formazione adeguata, ma produce l'estromissione dalla scuola. Stefano Vantadori (Cisl): "Inaccettabile il cambio in corsa dell'attività didattica" Stefano Vantadori (Cisl Scuola) contesta "l'inaccettabile scardinamento dei quadri orari che subiscono le classi seconde, terze e quarte degli istituti tecnici e professionali", con l'attuazione della riforma della scuola a partire dal prossimo settembre. "Se da una parte - spiega - un riordino dell'istruzione secondaria era urgente per garantire il conseguimento di titoli di studio spendibili legati alle nuove richieste del mercato del lavoro, dall'altra la riforma genera uno stravolgimento dell'offerta formativa per gli studenti delle classi successive alle prime: tali classi (degli istituti tecnici e professionali) subiscono, conseguentemente la riforma, una riduzione oraria da 36 a 32 ore a settimana con una diminuzione oraria del 20% di quelle discipline che superano le tre ore settimanali. Una manovra - aggiunge Vantadori - che oltre a danneggiare gli studenti con tagli anche su fondamentali attività laboratoriali, taglia 7mila cattedre". In più c'è il ritardo con il quale si è proceduto a questa sorta di "controriforma": manca poco più di un mese alla scadenza delle iscrizioni alle scuole superiori. Il preside Binelli: "Riconfermato l'impianto gentiliano" "Ci troviamo in una situazione delicata: manca poco più di un mese al termine delle iscrizioni alle superiori, le famiglie sono in difficoltà e le scuole non hanno ancora ricevuto la modulistica. Auspichiamo - commenta Gian Paolo Binelli, dirigente scolastico dell'I.S.I.I. Marconi - tempi rapidi nell'esplicazione delle procedure, altrimenti le scuole non avranno una base solida su cui prendere le decisioni". La riforma penalizza gli istituti tecnici? "Non parlerei di penalizzazione ma di riconferma dell'impianto gentiliano, l'impianto fondamentale del sistema scolastico italiano che viene riconfermato dopo ottant'anni", motivo per cui - secondo Binelli - è più corretto parlare di "riordino" piuttosto che di "riforma". Un intervento necessario per "fare ordine nella miriade di indirizzi sorti con l'autonomia scolastica", ma anche - prosegue Binelli - "un riordino impostato sul risparmio. La questione debole - chiarisce il preside - sono gli istituti professionali, che non hanno un orizzonte certo: restano di competenza dello Stato o passano alle Regioni? Tali istituti, inoltre, raccolgono tutto il disagio giovanile e ciò crea una doppia sofferenza". Apprendistato a 15 anni, cosa ne pensa? "Sono del tutto contrario: L'Europa si muove nella direzione di aumentare i livelli di formazione per i ragazzi: noi diamo il segnale opposto". "Gli studenti avranno meno senso critico" Al pari degli insegnanti, nel caos tra le involuzioni e le evoluzioni della "riforma" ci sono loro, gli studenti. Stefano Pallavicini, classe '92 (Liceo Gioia) fa parte dell'assise della Consulta degli studenti: specifica che il suo è un commento "personale" e vuole lasciar perdere "aspetti politici". Ma non quelli concreti. "Come studente - afferma - sento vicini i problemi nati dalla poca chiarezza della riforma Gelmini: ci induce a credere a dati e numeri che spesso non possiamo verificare, ma che purtroppo col tempo abbiamo visto diventare reali. La diminuzione dell'offerta formativa rischia di bloccare la crescita culturale degli studenti che sviluppano meno senso critico, e ovviamente si ripercuote sui lavoratori, gli insegnanti". Perché, viene il dubbio, il fatto che la scuola pubblica sforni studenti (in)formati, forse non piace a tutti. |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Febbraio 2010 12:20 |
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