| Milza: "Ripresa nel 2010 ma serve un progetto" |
| Giovedì 11 Febbraio 2010 13:00 |
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Il presidente di Confcooperative Piacenza critica Camera di Commercio e Coldiretti: "Bancolat e farmer's market non sono sufficienti" Di Andrea Dossena Il bilancio del 2009 e le aspettative di ripresa per il 2010, un attacco alla politica e le critiche a Coldiretti e Camera di Commercio: è uno sguardo a tutto tondo, non privo di frecciate, quello tracciato per Corriere Padano dal presidente di Confcooperative Piacenza, Francesco Milza. Il 2009, 60esimo compleanno di Confcooperative, sarà ricordato per la crisi economica mondiale: che bilancio si può tracciare? "Salvo qualche eccezione - spiega Milza - il tessuto economico delle cooperative ha sostanzialmente tenuto. In più, le nostre coop non hanno utilizzato ammortizzatori in deroga, il che - considerando la media - è positivo. Ciò è stato possibile grazie all'anello di solidarietà fra le cooperative creato dal sistema di mutualità, che - così come quello del sostegno tra i soci all'interno delle singole realtà - è un valore della cooperazione. Le difficoltà non sono mancate, ma ci si è organizzati per superarle". Aspettative per il 2010: ci sono segnali positivi? In quale direzione? "Per usare una metafora, sembra lentamente tornare alla normalità l'elastico teso allo spasimo nello scorso anno. A questo punto, però, abbiamo di fronte una nuova sfida: come accompagnare la ripresa, aiutando i soci a tornare a crescere. Per questo stiamo realizzando nuovi servizi tecnici, soprattutto per il settore agroalimentare, ma stiamo anche rafforzando i servizi fiscali, fondamentali in un momento di difficoltà nell'accesso al credito. Soprattutto, però, presso la centrale di cooperazione stiamo implementando i servizi finanziari di sistema attraverso l'organismo di garanzia consortile Coop.E.R.Fidi, consorzio nazionale di garanzia fidi promosso da Agci, Confcooperative e Legacoop e sostenuto in prima fila dal presidente di Fedagri-Confcooperative, Maurizio Gardini". Quale settore avrà l'anno più impegnativo? "Quello che sviluppa servizi sociali. E' l'effetto dei nuovi sistemi di accreditamento regionali, ossia lo strumento con cui la Regione intende valutare le diverse strutture in base alle idoneità. Ciò richiede investimenti, soprattutto per la formazione di personale riqualificato che, però, ambisce ad uno stipendio adeguato. Dato però che i Comuni non possono sostenere ulteriori costi e potrebbero voler assegnare i servizi solo sulla base dei costi, è necessario un accordo con le amministrazioni pubbliche, per riconoscere compensi maggiori a chi può fornire livelli di servizio più alti. Ciò anche perché i pagamenti degli enti pubblici hanno spesso tempi lunghi, il che aumenta anche il peso degli interessi sul credito. Ci sarà molto da fare, per la nostra associazione" . A proposito di associazioni, emerge una divergenza di vedute tra voi e Coldiretti. "Penso che i problemi dell'agricoltura non si risolvano con bancolat o i Farmer's market, i mercatini con i prodotti a "Km zero": sono iniziative scollegate dalla realtà di oggi nella quale è spesso il poco tempo disponibile a dettare le scelte. In sostanza, dato che non possiamo mangiare tutto ciò che produciamo, è necessario valorizzare i nostri prodotti e la loro commerciabilità sul mercato - anche estero - insistendo su qualità e tracciabilità, ma anche sulla conoscenza dei prodotti da parte dei consumatori. Bisogna entrare in un'ottica di mercato globale e darsi l'approccio sistematico che ora manca: fare rete sarà indispensabile. Ovviamente siamo disposti ad un confronto costruttivo con Coldiretti, ma con l'obiettivo di uscire da logiche che non portano a nulla". E la politica? "Un aspetto negativo, durante la crisi, è la stata distanza tra i politici e gli operatori: manca una visione sistematica, e la politica non riesce ad interpretare che ruolo possa giocare il nostro territorio. Anche la Camera di Commercio, però, ha le sue colpe. Al proprio insediamento, il presidente Parenti promise che avrebbe eliminato i finanziamenti a pioggia e avrebbe portato l'ente a farsi interprete dello sviluppo economico attraverso un progetto, invece le delibere di Giunta dimostrano che non è cambiato nulla. Bisogna uscire dai soliti tatticismi che si impongono non appena si prospetta qualche novità: finché ogni tavolo salterà perché ognuno vuole la fetta maggiore, non si andrà da nessuna parte. Mi auguro che i piacentini vincano il loro difetto di non saper fare sistema, puntando invece su una nuova capacità di aggregazione". |
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