scritto da Redazione Online Nov - 9 - 2017 TAG: ,

I bilanci sempre più asfittici, la necessità di attuare politiche di sistema (viabilità, ambiente, sviluppo sostenibile) ripropongono con forza il tema delle aggregazioni tra realtà comunali limitrofe e ancor più l’idea della Grande Piacenza, ovvero la fusione dei comuni di cintura con il capoluogo. In ballo, sostengono alcuni, c’è lo stesso sviluppo di Piacenza (oggi, demograficamente, sottodimensionata rispetto alle esigenze di un’economia sempre più esigente e competitiva). Anche il mondo economico si interroga su questa opportunità, come ha confermato il presidente di Confcooperative Piacenza Daniel Negri che, ormai da tempo, auspica l’apertura di un confronto sulle aree vaste: “Sono molto interessanti le riflessioni che arrivano da più parti, relative all’elaborazione del concetto di ‘Grande Piacenza’  con la riflessione sui vantaggi di questo tipo di aggregazione per cittadini e imprese. Ci troviamo in un momento molto particolare – prosegue Negri – in cui spesso vediamo che da parte degli amministratori pubblici traspare una volontà di accorpamento per creare sinergie che però vengono stoppate da altrettanto forti spinte localiste. In ogni caso penso ne  valga la pena, perlomeno ora sul piano prettamente teorico, per continuare un dibattito sereno su temi che coinvolgono sia la politica che il mondo economico”.
L’idea, come è facile immaginare, si scontra tuttavia con resistenze più o robuste, non ultimo l’orgoglio municipale di paesi timorosi di perdere la propria identità. Della complessità di una operazione comprensibile (e anche compresa) si fanno portavoce i sindaci, per i quali l’idea di una Grande Piacenza è prematura se intesa come fusione tra città capoluogo e comuni limitrofi. E’ viceversa accolta con favore la prospettiva di elaborare politiche comuni e mirate, rivolte a tematiche precise.

Il sindaco di Rottofreno Raffaele Veneziani

“Parlare di fusione è prematuro – spiega il sindaco di Rottofreno Raffaele Veneziani – ma l’idea di lavorare insieme alla città e ai comuni di cintura ci trova d’accordo, anzi l’abbiamo lanciata noi nelle scorse settimane, sotto forma di proposta sul tema della mobilità sostenibile e dell’inquinamento. Ma da qui a parlare di fusione ce ne passa. Personalmente io sono favorevole alle aggregazioni, ancor più a livello di fusioni che di unioni, e non escludo che possa essere una via da percorrere in futuro. Sicuramente, adesso, il discorso è prematuro. E poi non è detto che la fusione debba avvenire con la città: io vedo più fattibili forme di fusione più piccole, tra comuni di cintura abbastanza omogenei tra loro. E il tutto in un futuro non lontanissimo, perché la mia sensazione è che prima o poi dal governo arrivi un provvedimento che obblighi a farlo. Tornando al nostro discorso, oggi non vedo le condizioni per fondere i comuni di cintura con Piacenza: ci sono invece le condizioni per ragionare di politiche di sistema a cominciare dalla viabilità, dall’inquinamento. Su queste tematiche oggi è indispensabile pensare a politiche che superino i confini amministrativi. Se poi la strada funziona e va avanti, non sarà certo un sindaco a dire di no. Già oggi, con il Comune di Piacenza abbiamo il proposito di lavorare insieme su alcuni temi. Proprio in questi giorni sto sollecitando Regione e Comune di Piacenza per mantenere attiva la tratta ferroviaria San Nicolò-Piacenza e ho anche proposto alcune modifiche agli orari dei treni per consentire la coincidenza con i treni per Milano e Bologna, coincidenza che oggi viene mancata per pochi minuti. Anche un provvedimento come questo contempla un orizzonte più vasto rispetto al confine comunale stretto, tradizionale”.
“Quella della grande Piacenza mi sembra una ipotesi positiva se il senso è quello di lavorare insieme su tematiche comuni – dice Manola Gruppi, sindaco di Pontenure. Abbiamo un esempio positivo che ci riguarda con il tavolo aperto tra più comuni (Pontenure, Cortemaggiore, Cadeo, Caorso, Fiorenzuola), coordinato dall’onorevole De Micheli e finalizzato alla riduzione del traffico pesante. Un esempio virtuoso di progetto su larga scala. Ben venga, dunque, anche l’ipotesi di lavorare insieme con Piacenza nell’ottica del miglioramento dei servizi per il cittadino. Ma è chiaro che questo non deve significare farsi assorbire dalla città”.
Più scettico Alessandro Piva, sindaco di Podenzano: “Nel nostro territorio le fusioni tra i comuni non hanno avuto grande successo. Per quanto ci riguarda, abbiamo già fatto uno studio di fusione con i comuni di Vigolzone e Pontendellolio, fusione che avrebbe portato a un comune di 18mila abitanti. Bene, dallo studio è emerso che il comune di Podenzano da tale unione non avrebbe avuto vantaggi. Una fusione con il comune capoluogo, in questo momento, è dunque prematura. Ritengo necessari approfondimenti per capire quali potrebbero essere i vantaggi per i cittadini. Noi stiamo già operando all’interno dell’unione Val Nure-Val Chero, in seno alla quale condividiamo 12 servizi con altri quattro Comuni: ecco, ritengo che questo sistema stia funzionando. Quindi, non sono contrario a un sistema che migliori e metta in efficienza i servizi per i cittadini, ritengo tuttavia doveroso comprendere  quali costi  comporterebbe una politica siffatta. L’esperienza delle fusioni non andate a buon fine ci fa capire, inoltre, che i cittadini sono legati a un senso di appartenenza e hanno timore dei cambiamenti. A priori non chiudo nessuna porta a studi di questo tipo, ma prima di qualsiasi decisione devono esserci numeri e proposte e prima ancora un serio confronto con i cittadini”.

Il sindaco di Gossolengo Angelo Ghillani

Più aperto all’ipotesi della Grande Piacenza è invece il sindaco di Gossolengo, Angelo Ghillani: “L’amministrazione deve guardare avanti, in un discorso di programmazione a medio termine, e l’ottica della Grande Piacenza non è da escludere. Con la città capoluogo, avendo in comune moltre strade e addirittura una frazione questi ragionamenti sono già stati affrontati. Il discorso della Grande Piacenza ha una sua logica, è tempo che ne sento parlare, ci vorrebbe un’azione comune, condivisa dai comuni della cintura, per potenziare i servizi in un’ottica di – chiamiamola così – piccola città metropolitana. Certo, è un ragionamento complesso, che necessita di tanti approfondimenti – ad esempio Gossolengo è un comune per lo più residenziale, ci sono comuni a maggiore vocazione produttiva come Podenzano e Rottofreno – ma sarebbe giusto cominciare a parlarne. Noi abbiamo avviato un percorso di fusione con Rivergaro e Travo, sondando l’umore della gente, ma ammetto che è difficile far comprendere ai cittadini la valenza del progetto. Qualcuno mi ha chiesto di fonderci con Piacenza ma in questo caso diventeremmo un’altra frazione del comune capoluogo. Se ad unirsi fossero tutti i comuni della cintura il discorso sarebbe diverso.
Con i pesanti tagli ai bilanci comunali da parte dello stato centrale, e con la Provincia a funzioni ridotte, non so fino a quando i piccoli comuni saranno ancora in grado di procedere autonomamente: un ragionamento sulla Grande Piacenza o sulle fusioni tra comuni sarà inevitabile per la sopravvivenza dei servizi a favore dei cittadini”.

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