scritto da Redazione Online Gen - 11 - 2018 TAG: ,

Daniel Negri

Daniel Negri chiude il primo anno alla guida di Confcooperative e lo fa con un’associazione in continua crescita e in costante evoluzione. I risultati sono più che positivi, ma l’obiettivo è quello di non fermarsi mai, continuando a guardare avanti anche perché i numeri dicono che la strada imboccata è quella giusta.
«Ho ereditato dal mio predecessore Fabrizio Malvicini – spiega Negri – una situazione solida, l’organizzazione complessiva è sempre stata gestita con estrema oculatezza e in modo efficiente. Ma non abbiamo intenzione di rallentare; in previsione c’è anche un potenziamento dell’organico che ci permetterebbe di ampliare ulteriormente i servizi forniti ai nostri soci. Come associazione di rappresentanza dobbiamo essere in grado di svolgere il lavoro politico-sindacale nei confronti dei nostri interlocutori e di fornire servizi sempre più efficienti».
Tante vostre associate nel 2017 hanno tagliato traguardi importanti. In un momento economico difficile come quello che stiamo vivendo da alcuni anni qual è la ricetta per mostrare solidità e al contempo una grande qualità?
«In effetti alcune delle nostre cooperative, specialmente agricole, sono riuscite a festeggiare ricorrenze di livello assoluto. Io sono convinto che i “segreti” siano sostanzialmente due: un eccellente radicamento territoriale, aspetto su cui puntiamo da tempo, e tanta innovazione. Se coniughiamo questi aspetti diventiamo molto più resilienti rispetto ad altri sistemi di impresa».
Come Confcooperative l’anno appena terminato vi ha visto protagonisti di alcuni eventi significativi e partecipati, come il convegno in ricordo di Luigi Fornari.
«E’ stato sicuramente fra gli appuntamenti che hanno caratterizzato il 2017 di Confcooperative. Ci sembrava fondamentale ricordare la figura di uno dei padri della cooperazione a Piacenza, un uomo che è stato dirigente e imprenditore, sempre fiero della propria matrice cattolica, a cui è dedicata la nostra sede provinciale. A testimoniare l’importanza del convegno anche la presenza di Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative, e Paola De Micheli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri».
Sempre negli ultimi mesi del 2017 avete anche celebrato i 40 anni di Unioncoop.
«Un’altra delle nostre eccellenze che abbiamo voluto festeggiare organizzando una tavola rotonda a cui ha fatto seguito la consegna dei riconoscimenti a tutti coloro che nel corso di questi decenni hanno contribuito in modo fattivo alla crescita della cooperativa. Basti ricordare che nel 1977 le coop iscritte e assistite erano 24, seguite da tre dipendenti. Oggi siamo arrivati a 150 utenti per un totale di 19 dipendenti a tempo indeterminato».
Uno degli aspetti che vi sta particolarmente a cuore sono i progetti di filiera dei caseifici.
«Nell’ultimo bando Confcooperative ha supportato le proprie strutture nella presentazione di un progetto specifico ed attualmente siamo in attesa della valutazione di ammissibilità. Il Progetto di Filiera del settore lattiero-caseario, dal titolo “Incentivare il Grana Padano Dop delle Terre del Magnifico” coinvolge quattro imprese di trasformazione, una di commercializzazione, ventidue imprese agricole come beneficiarie dirette (aziende che hanno presentato domanda di contributo), quindici come beneficiarie indirette che appoggiano l’iniziativa e traggono benefici.
Il quantitativo della materia prima proviene al 100% dal conferimento dei soci delle aziende agricole. Attraverso una Associazione temporanea di scopo e la costituzione del Consorzio Terre del Magnifico, si provvederà alla commercializzazione di almeno il 20% della produzione dei 4 caseifici cooperativi pari a 580 tonnellate di Grana Padano Dop. Contestualmente, nel primo periodo di attività del progetto la cui durata è prevista fino al 2024, verrà realizzata una sperimentazione innovativa tramite la Facoltà di Agraria di Piacenza, con l’obiettivo di generare un vantaggio economico in termine di contenimento dei costi di alimentazione. Il progetto di filiera è collegato a un accordo bancario che mette a disposizione di tutte le imprese coinvolte la possibilità di accedere a finanziamenti chirografari o ipotecari e un anticipo dei conferimenti sulla materia prima. Il fine principale del progetto è quello di poter distribuire un maggior ritorno economico alle imprese agricole socie delle strutture cooperative».
Parliamo anche del futuro: siete stati i primi a Piacenza a organizzare un social hackathon, iniziativa a cui hanno partecipato decine di giovani con un’adesione e risultati complessivi ben oltre le aspettative.
«In effetti quando è nata l’idea in tanti nemmeno sapevano di cosa stessimo parlando. Piano piano siamo riusciti a far breccia nel tessuto piacentino e gli obiettivi di partenza sono stati tutti raggiunti. Nel corso di un’intensissima giornata siamo riusciti ad ottenere proposte e idee per migliorare in modo concreto attraverso la tecnologia aspetti importanti della vita quotidiana di soggetti deboli».
Il sociale rimane uno degli aspetti principali della vostra mission.
«Senza dubbio. Per questo i temi di confronto con gli interlocutori sono parecchi, a iniziare dalla sussidiarietà e dal rapporto fra pubblico e privato. A breve organizzeremo un importante convegno sull’impatto positivo delle cooperative sociali di tipo B, che si occupano di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, portando benefici a favore delle comunità locali».
Spesso quando si parla di cooperative il discorso scivola sempre sulla logistica. La vostra posizione sul tema qual è?
«Ormai l’abbiamo ribadita a più riprese e continuiamo a ripeterci. Siamo impegnati su tanti tavoli e puntiamo principalmente sulla legalità. Questo è l’aspetto per il quale ci battiamo da anni, inutile ricordare l’importanza del comparto sia per le persone che ci lavorano, diverse migliaia, sia per l’indotto».

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