scritto da Redazione Online Nov - 9 - 2017 TAG: ,

di Jennifer Ravellini – In un’epoca di cuginette di Paris Hilton che scodinzolano davanti alle vetrine del centro più dei loro chiwawa intrappolati in shopping bag griffatissime, scalda il cuore entrare a Palazzo Galli ad ammirare le splendide fotografie in bianco e nero della mostra Negozi e mercati del Novecento. Tutti pazzi per Chiara Ferragni quindi, ma pronti a commuoversi con i Borsalino di Ronchini o i tessuti di Giusto Gabbiani.
Come restituire l’atmosfera di quelle botteghe a chi ora fa acquisti sul web? Come invertire la tendenza collettiva a rivolgersi a supermercati o a centri commerciali, in favore di quel piccolo commercio così importante per la vitalità di una città di provincia?
“Non si può entrare in un negozio e poi lamentarsi che tutto abbia un prezzo. Se la vita è un’asta sempre aperta anche i pensieri saranno in offerta” canterebbe Niccolò Fabi. Il Museo per la Fotografia e la Comunicazione Visiva di Piacenza svela invece un mondo di abitudini intimamente legate tanto alla professionalità e alla disponibilità dei commercianti quanto alla fiducia dei clienti. La fiducia e la fedeltà, si sa, non hanno prezzo, nonostante tutte le Fidaty Card del mondo. A non aver prezzo sono poi “quelle facce un po’ così e quelle espressioni un po’ così” di Ciotti venditore di limoni, di Turinu venditore di frutta, pesce, fiori e almanacchi, di Pinchin carrettiere o della caldarrostaia Tugnòta. È proprio a quelle facce a cui bisognerebbe pensare quando si litiga con i codici a barre della spesa alla cassa automatica.
La mostra, in programma per tutto il mese di novembre, non è certo un Amarcord per inguaribili nostalgici, quanto piuttosto uno scorcio del lato più sano e autentico del commercio in una Piacenza che non è mai stata così bella.
I diffidenti riconosceranno un’operazione furbetta mirata a solleticare i consumatori e a spingerli ad acquisti emotivi in vista del delirio collettivo del mese di dicembre. I giovani scopriranno che originariamente la Muntà di Ratt non era una scalinata, ma una semplice salita e che la Fiera di Sant’Antonino, prima di colonizzare il Pubblico Passeggio, serpeggiava per le vie del centro. I mariti, una volta tanto, accompagneranno le mogli in un pomeriggio di antishopping in bianco e nero senza neppure dover strisciare la carta di credito. In altri termini, a Palazzo Galli il commercio percorre la storia del Novecento e diventa poesia. Ai maniaci dell’affare non resterà che l’acquisto del catalogo con tutti i 260 scatti.                                                                         .

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