Anche a Piacenza la terra trema: pur in maniera molto più lieve, il terremoto che ha duramente colpito Modena, Bologna e Ferrara si è sentito anche a nel piacentino. Qual è dunque il grado di rischio della nostra città e di tutta la Provincia? In presenza di uno sciame sismico che gli esperti prevedono sarà piuttosto lungo – e i cui epicentri secondo l’Ingv si stanno spostando verso ovest – ecco un approfondimento sulla sismicità del nostro territorio, realizzato grazie alla documentazione fornita dalla Protezione Civile di Piacenza e dall’Ing. Giovanni Manieri, del Comitato tecnico scientifico Regione Emilia-Romagna.
La sismicità del piacentino
L’Emilia Romagna è interessata da una “sismicità media” che caratterizza soprattutto la Romagna dove, storicamente, sono avvenuti i terremoti più forti. L’Italia è infatti suddivisa in quattro tipologie di zone sismiche, sulla base della frequenza ed intensità dei terremoti occorsi: la zona maggiormente a rischio è classificata 1, quella a più basso pericolo 4. Dei 341 comuni dell’Emilia Romagna, 105 risultano classificati in zona 2, 214 in zona 3, mentre i rimanenti si trovano in zona 4. In particolare, dei 48 comuni della provincia di Piacenza, 30 fanno parte della zona 3 e 18 della zona 4 (tra questi ultimi, anche il comune di Piacenza). Secondo i dati della Protezione Civile, la sismicità del territorio della nostra provincia risulta caratterizzata da elevata frequenza di accadimento, con magnitudo al massimo di 6.0, inferiore a quelle di altre aree del territorio italiano, quale la parte meridionale dell’Appennino, che a volte raggiunge e supera valori di magnitudo 7.0.
L’analisi sismotettonica condotta in studi della Regione Emilia Romagna ha messo in evidenza come gran parte delle strutture individuate siano caratterizzate da attività molto recenti se non attuali. In particolare risultano attivi i sovrascorrimenti sepolti di Piacenza-Parma, Reggio Emilia e Ferrara, mentre sul margine dell’Appennino sono attivi i “thrusts” (faglie) tra Bologna e Parma e a sud est di Bologna.
Inquadramento geologico
Il territorio della nostra Regione è costituito dal versante padano dell’Appennino e dalla Pianura a sud del Po: due elementi geomorfologici all’apparenza ben distinti, ma in realtà strettamente correlati fra loro. Infatti il limite della catena appenninica non coincide con il limite morfologico collina-pianura ma prosegue fino agli “archi” più esterni delle pieghe emiliane e ferraresi sepolte sotto i sedimenti quaternari superficiali di pianura. Il vero fronte dell’Appennino è localizzabile indicativamente in corrispondenza del Po ove il cuneo appenninico sovrascorre sulla piattaforma Padano-Veneta. L’Appennino è una catena a “thrusts” relativamente recente, formatasi a spese della placca “Adria” e della sua copertura di sedimenti a causa della compressione provocata dalla placca africana su quella euroasiatica. Tale fenomeno collisionale è un processo nel quale possono essere individuabili due fasi principali: la prima con strutturazione dell’arco appenninico, la seconda riguardante il settore esterno della catena con deformazioni più diffuse e complesse cui, oltre a fenomeni di sovrascorrimento, si associano eventi trascorrenti con andamento parallelo all’asse della catena.
Terremoti “storici” a Piacenza
Abbiamo contattato l’ing. Giovanni Manieri, del Comitato tecnico scientifico Regione Emilia-Romagna, per avere informazioni sul passato ‘sismico’ di Piacenza: “I dati storici disponibili rivelano come il piacentino sia a basso rischio; dando uno sguardo ai terremoti che lo hanno interessato, è possibile verificare che quello geograficamente più lontano di maggiore impatto sulla città è del 1117, con epicentro a Verona. Se si ripetesse un terremoto di tale entità (magnitudo 8 al sito, cioè a Piacenza), ovviamente ci sarebbero danni significativi, ma da un punto di vista probabilistico è difficile che si verifichi una situazione tale. Un terremoto simile a quello del modenese è improbabile”. L’ing. Manieri ha tenuto nel gennaio scorso un seminario presso il Museo di Storia Naturale per la riduzione del rischio sismico, i cui contenuti, ricchi di approfondimenti, sono visibili al link www.musei.piacenza.it/storianaturale/pagineNews/tavola-vibrante.asp













