scritto da Redazione Online Feb - 8 - 2018 TAG: ,

di Bernardo Carli – In questo spazio di opinione, sia concessa anche a noi una riflessione sul tema del mese: le imminenti consultazioni politiche.
L’argomento è tutt’altro che nuovo, giacché si ripete più o meno ogni cinque anni, sta di fatto tuttavia che ogni consultazione elettorale abbia una sua storia originale e l’espressione trita e ritrita “tanto non cambia nulla” ignora il fatto che la storia evolve ogni giorno, ogni ora, ogni attimo, proponendo scenari ed eventi le cui ripercussioni sono come l’onda provocata dal sasso nello stagno. Solo uno scettico come il Principe di Salina, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, poteva permettersi il lusso di sentenziare amaramente “… cambia tutto per non cambiare nulla”. Altri tempi quelli dell’avvento del Regno d’Italia in quello delle Due Sicilie: il mondo nel sud dormiva cristallizzato in un feudalesimo del quale il Principe stesso era un esponente ormai al tramonto. Il mondo da allora ha progressivamente accelerato il passo fino a raggiungere una velocità da vertigine e la politica si è adeguata, partecipando a questa corsa folle nella quale nessuno ha il bene di una sosta ristoratrice per pensare. Dire che la politica vive il presente è positivo, giacché è chiamata a rispondere ai bisogni dei cittadini in modo puntuale e rapido. E’ tuttavia diverso quando quel presente finisca con l’essere un attimo che da’ spazio solo una intuizione priva di lungimiranza, che promette soluzioni definitive prive di un disegno che richiede tempo e realismo.
Questo è quanto si coglie da una campagna elettorale nella quale opinioni e battute mutano continuamente, dove d’ogni fatto, anche il più astruso o marginale, ogni soggetto deve dare “in tempo reale” un’ interpretazione, fornire una reazione, un gesto il cui valore sta non nella qualità, ma nell’immediatezza. E’ indubbio che il vivere globalmente beneficiando di una comunicazione sterminata offra a ciascuno l’opportunità di essere in ogni istante inclusi in virtù di una connessione forte di molti Mb, tuttavia c’è qualcosa che il presente immediato tende a frustrare: la possibilità di riflettere, di elaborare un’opinione che richiede tempo anche a chi è dotato del più alto quoziente intellettivo.
Posso comprendere quanto il ragionamento risulti astruso a coloro, e sono molti, che disertano i mass media, i social e tutto ciò e che sta nella rete, ma chi, come me, pensa che essere aggiornati sia uno dei modi per dare un senso di pienezza alla vita, avverte un disorientamento da indigestione del troppo presente oltre al fastidio d’essere esposto ad un fiume ininterrotto di messaggi gridati, contraddittori, allarmanti, violenti, sovente falsi.. Questo doversi esprimere su tutto, ad alto volume, subito e brevemente, di dover suscitare emozioni, di “picchiare alla pancia” piuttosto che al cervello, è il castigo per chi al contrario crede che la verità risieda nelle proprie motivate e “sofferte” opinioni.
Sorge il sospetto che ciò che giunge alle nostre orecchie sia appositamente studiato perché da queste proceda verso l’apparato digerente, che, come si sa, è un organo privo di neuroni. In questa breve e concitata campagna elettorale, la politica usa questa modalità perché ne ha scoperto l’efficacia e se vi è rozzezza nel modo e nel contenuto di una comunicazione ad effetto, il disegno al contrario è raffinato e consapevole di una amara verità: il nostro popolo, da recenti studi, risulta maggiorente affetto da quello che si definisce “analfabetismo funzionale” .
Elisa Murgese, in un recente articolo comparso sulle pagine dell’Espresso, commenta i dati impressionanti del fenomeno che vede assegnare al nostro paese un triste primato. Si tratta delle persone (cittadini votanti) “ … capaci di leggere e scrivere, ma con difficoltà a comprendere testi semplici … Nessuna nazione in Europa, a parte la Turchia, ne conta così tanti (che vivono) la dimensione di un fenomeno spesso sottovalutato …” . Alla luce dei recenti fatti di cronaca che scatenano reazioni politiche sconsiderate, ci permettiamo di chiosare l’ultima parte del titolo “fenomeno sottovalutato”. E’ pur vero che molti (ed anch’io mi metto tra questi) ignorano il disonorevole primato, ma altri su questo astutamente “ci marciano”. Sono coloro che muovono la comunicazione della quale si diceva, colpevoli di approfittare dell’ingenuità altrui, di circuire gli ignoranti, di umiliare la dignità di cittadini impedendo loro di evolvere e al tempo stesso facendo credere loro di essere portatori di opinioni personali; nella migliore delle ipotesi, il risultato di questo proditorio gesto, è che questi si astengano dall’esercizio del diritto-dovere di esprimere il proprio voto, nei casi estremi che si esaltino per una verità fittizia fino a commettere veri e propri delitti.

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